22.Nov.2011 at 10:19 by Renato Mancuso
Bel talk con ottimi esempi. Mi è piaciuta particolarmente la parte dove dicevi che un sistema deve fornire all'utente informazioni su cosa è possibile fare e non sul proprio stato.
yvonne bindi (19.Nov.2011 at 12:10)
Talk at Italian Agile Day 2011 (Italian)
Esistono casi in cui l’usabilità ha a che fare con le parole, con ciò che mi piace definire l’usabilità delle parole. Ci sono parole che pur appartenendo (ovviamente) alla sfera del linguaggio hanno precise conseguenze nella sfera dell’azione, come ad esempio le parole sui comandi delle interfacce. Credo si possa parlare della loro usabilità proprio perché esse si usano; si usano all’interno di un preciso contesto (quello di un’interfaccia) e con un preciso scopo e possono essere più o meno facili da usare. Un esempio, i due pulsanti in grigio sono più faticosi da usare rispetto ai secondi in rosso, anche se hanno la stessa funzione, e ciò dipende solo dalla loro parte testuale.
Parole (o gruppi di parole) come Entra, Invia, Prosegui, Torna indietro, Guarda di nuovo, si fondono con l’azione che indicano, sono l’azione che indicano e allo stesso tempo sono parte dell’oggetto che permette l’azione (in genere un pulsante o un link), sono come gli interruttori della luce sui muri, come le manopole dei fornelli del gas, come le maniglie delle porte e ci permettono di agire e muoverci all’interno di ambienti virtuali. L’importanza della loro usabilità è lampante.
Anche nella vita reale e quotidiana le nostre azioni sono spesso guidate o interdette da indicazioni, comandi che si esprimono attraverso della parole. Ad esempio i divieti, come il vietato entrare o il vietato fumare. Si tratta in genere di messaggi che elaboriamo con immediatezza, dati che il nostro cervello digerisce quasi senza scomodarci, producendo come risposte delle azioni.
Queste sono le informazioni che in un ambiente reale (come una città) o virtuale (come un sito), dovremmo trovare velocemente e capire facilmente. Ma non sempre è così, anzi, alle volte sembra che ci sia chi ci si mette d’impegno per rendere difficili le cose semplici.
Cosa vorrei raccontare? Nel mio intervento parlerò di alcuni casi di “non” usabilità delle parole. Si tratta soprattutto di esempi che ho potuto trarre dalla mia esperienza personale, da vicende di vita quotidiana, in cui parti testuali di indicazioni, tabelloni, etichette, menù, interfacce, restituiscono informazioni confusionarie, ambigue se non addirittura del tutto devianti rispetto al loro scopo reale.
Alcuni dei casi che presenterò:
Mi scusi dov’è il bagno?, una storia sulla forza delle parole, sulle etichette e su come funziona il nostro cervello.
Multa assicurata ai varchi di Roma, una storia sul traffico, sull’inferenza e sulla capacità delle parole di dire il contrario di quanto affermano.
Panini Freschi, storia di un menù un po’ confusionario e del nostro modo di leggere frettoloso e approssimativo, non solo sul web.
Quicklink: https://joind.in/4517
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22.Nov.2011 at 10:19 by Renato Mancuso
Bel talk con ottimi esempi. Mi è piaciuta particolarmente la parte dove dicevi che un sistema deve fornire all'utente informazioni su cosa è possibile fare e non sul proprio stato.
22.Nov.2011 at 16:20 by Tonino
bene: gli esempi usati per comunicare il concetto sono straordinari!
si puo' migliorare: fare qualche esempio calato nell'ambito della comunicazione interna ai team agili, della comunicazione da parte del coach verso il team, tra i team agili ed il customer ed infine le proprieta' comunicative degli "information radiator" che usano i team stessi (simple, stark, current, transient, influential, highly visible, and minimal in number. http://agileinaflash.blogspot.com/2010/07/information-radiators.html)
25.Nov.2011 at 10:14 by yvonne bindi
Tonino, spunto interessantissimo. Grazie. Mi piacerebbe avere l'occasione di conoscere e poi approfondire il tema della comunicazione all'interno al team agile. Certo prima dovrei entrar a far farte o in contatto con uno di essi. Chissà magari in futuro. Nel frattempo userò il tuo suggerimento come apripista conoscitivo. Grazie ancora.
21.Nov.2011 at 09:20 by Piergiorgio Grossi
Brava Yvonne, consiglio la visione della registrazione per chi non lo ha seguito.
Scoprirete che fare sw non è tutta una questione di TDD e pair programming ... ma alla fine quello che conta è quello che vede l'utente.
PierG